Instinct 2.27 nasce dalla volontà di raccontare una storia che, in fondo, vecchia quanto si vuole, riguarda ognuno di noi. Non è il superficiale, a primo impatto, rapporto amoroso, quanto il relazionarsi con se stessi e poi con gli altri all’interno di un sistema personale quanto sociale.
Una continua ricerca di sé e del proprio equilibrio per poi approdare a quello con gli altri. Non a caso quindi, la scelta di affidare il compito di raccontarne le evoluzioni alla danza contemporanea, al movimento, al susseguirsi di sguardi e gesti, a volte pieni e decisi, altre incerti e sfuggenti.
Semplicità, la parola d’ordine, sia nei gesti che nell’esposizione: i colori primari, simbolo del fondamento, dell’origine, assumono qui i caratteri dei tre protagonisti, dando esempi di passione, incertezza ed inafferrabilità, e scontrandosi con gli ambienti talvolta neutri, talvolta marcatamente definiti.
Da qui la necessità, la forza di reagire, di andare avanti, quell’istinto (Instinct) che pervade i nostri animi costretti a travalicare i propri orizzonti.
I temi affrontati sono quello dell’equilibrio, della ricerca, del rapporto con se stessi e con gli altri.

La storia è quanto di più semplice: un individuo, che qui chiameremo Rosso, ha talmente subito delusioni da preferire la solitudine, ma ecco che, come improvvisamente arriva qualcuno, Giallo, che sembra dare certezza, attenzioni e colmare quel necessità d’amore che è tipico dell’essere umano.

Rosso si mantiene sulla difensiva, ma nel momento in cui si lascia andare, si mette totalmente in gioco, aprendosi e cercando di unirsi in un tutt’uno con Giallo, che però, alla prima occasione, trascinata da una figura esterna, Blu, tradisce, Rosso e la sua fiducia, unendosi con quest’ultimo.

Nel rapportarsi con Blu, Giallo, si da e si nega, è intensità ma ha dei freni; freni dovuti al dolore che sa di infliggere a Rosso. Ed è proprio nel momento esatto in cui lo realizza che inizia a soffrire per ciò che ha fatto, sia ai due elementi che a se stesso.

E’ allora che si lascia andare, quasi disperdendosi nel nulla, nella solitudine e nell’orrore del suo errore.
Come già spiegato precedentemente, semplicità è la parola d’ordine, quindi anche nello scegliere i colori e le tonalità che andranno a rappresentare i tre caratteri vi è una ricerca che parte dal concetto di semplicità, di elementarità. Ogni colore racchiude in sé uno stato d’animo, un concetto, un momento, un carattere ed elemento.

Passione, Incertezza, Innafferrabilità sono alcuni di questi.

Questi elementi, questi caratteri e quindi questi colori si trovano a relazionarsi e scontrarsi con altre realtà, quali quella del bianco, come le pareti dell’ambiente neutro e sterile della camera delle scene iniziali, o quali il verde, il nero, il marrone, del bosco in cui i tre caratteri si trovano a danzare.
Sentirsi osservati, scrutati, spiati: molte persone vivono le giornate pensando che qualcuno le stia guardando, con il solo scopo di deriderle o criticarle. Si tratta di una vera nevrosi chiamata “sindrome del pesce rosso”, per il fatto che ci si sente sotto osservazione proprio come i pesci di un acquario, che nuotano dietro un vetro trasparente per essere seguiti in ogni loro movimento.
Chi ne soffre non riesce a compiere azioni spontanee né a vivere senza complessi. Si muove in modo guardingo, con gesti veloci, cercando di non dare nell’occhio, quasi a celare l’intento che ha. A lungo andare, chi soffre di questa sindrome si isola fino a rimanere emarginato, raggiungendo una sorta di morte sociale.
I profumi risvegliano in noi ricordi e associazioni, questo compito, è qui affidato ai fiori che hanno vari significati.

Il gelsomino è una pianta conosciuta fin dai tempi più antichi soprattutto nei paesi asiatici e per la tradizione araba è una pianta che simboleggia l’Amore divino.

Il gelsomino è pertanto un fiore positivo, molto usato nel linguaggio dell’amore e dei sentimenti ed assume significato diverso a seconda del colore: un gelsomino bianco sta a significare amabilità e sensualità.
Secondo l’aromaterapia il profumo di gelsomino sarebbe euforizzante grazie a una sostanza che oltre ad inibire il dolore procura uno stato di benessere e di felicità.
Perché la camera bianca ed il bosco?
Nella scelta degli ambienti vige ancora una volta la semplicità e la naturalezza.

Si contrappongono qui, la sterilità e artificialità della camera, ambiente rigido, schematico ed il bosco, luogo naturale, libero, intimo ma che racchiude le leggi dell’io.

Ringraziamenti
Accademia Belle Arti di Catania
Teatro Coppola – Teatro dei Cittadini
Claudia Mangano
Vincenza Mangano
Federico Napoli

Music by Alexander Theezan –> https://soundcloud.com/alexander-theezan
Erica Donzella –> https://www.facebook.com/pages/Erica-Donzella/288071594582207
Novel 2.27 –> http://www.sociartnetwork.com/2-27/
Director, Carmelo Lombardo –> https://www.facebook.com/Mainky921

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